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Con oggi chiudo il capitolo montagna. Come vi ho già detto abbiamo raccolto un po’ di erbe spontanee; purtroppo le conoscenze in materia non sono così ampie; la natura è molto generosa e noi dovremmo imparare a sfruttarla di più, infatti,  le erbe che si possono raccogliere per trasformarle in “signori piatti” sono tantissime ma bisogna adottare alcuni accorgimenti. Innanzitutto bisogna conoscere ciò che si va a  raccogliere perchè  ci sono anche tante specie velenose o tossiche, poi è importante saperle raccogliere; come dice Ennio Furlan , chef e appassionato cultore del mondo vegetale, alcune, come lo sclopit, vanno tagliate alla base, altre, come il tarassaco, vanno incise sotto il cuore basale.

In montagna ho imparato da Giulia a riconoscere il timo di montagna ( l’ho visto milioni di volte ma non conoscendolo non l’ho mai preso in considerazione) e le carote selvatiche; per raccoglierle bisogna scavare con un coltellino prestando attenzione a non tagliare la radice; sono ottime sia nelle frittate che nei minestroni.

Con il raccolto ho preparato la frittata per cena e un risotto il giorno dopo; a quest’ultimo ho aggiunto anche i fiori di sambuco.

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Ingredienti per la frittata

5 uova

erbe spontanee

mezzo scalogno tritato

sale, pepe

Fate imbiondire lo scalogno in poco olio; aggiungete le erbe e fatele appassire, versate anche un po’ di acqua. C’è chi dice che le erbe vadano prima fatte sbollentare, io preferisco non farlo perchè secondo me perdono sapore.

Sbattete le uova, unite le erbe, mescolate bene e versate il composto in un tegame antiaderente dove avrete scaldato qualche cucchiaio di olio. Quando la frittata è cotta da una parte giratela aiutandovi con un piatto. E’ buona sia calda che fredda.

Alla frittata ho abbinato un’insalata mista alla quale ho aggiunto fiori di sambuco e di trifoglio e qualche fragola (quelle raccolte in Austria).

Un Traminer aromatico o un Sauvignon accompagneranno egregiamente la frittata.

Per la preparazione del risotto dopo aver stufato le erbe tritatele un po’, rimettetele in pentola e aggiungete 320 grammi di riso per 4 persone e procedete come al solito: sfumate con lo stesso vino con cui accompagnerete il risotto (traminer o sauvignon) e aggiungete il brodo un po’ alla volta. Qualche minuto prima della fine della cottura unite i fiori di sambuco. Per mantenere integro il sapore delle erbe non andrebbe aggiunto il parmigiano ma a me un poco piace metterlo. Mantecate con un po’ di olio o una noce di burro.

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